Gli incontri con il vagabondo di Fortunato sono allora, per questi tramiti di indiscutibile autenticità creativa, incontri privi di rischio: ogni appuntamento con l’alto spilungone che non veste certo à la page, ma porta nella sua carretta a due ruote un tesoro inestimabile di pensieri e di indefinite pulsioni, ha in sè una energia salvifica. Impone il colloquio non con le sopraffazioni contenutistiche, esasperate, che nocquero ad esempio a tanti esponenti, pur validissimi, della Brucke tedesca, ma con un flusso lirico-meditativo scampato agli eccessi dell'orditura teoretica.Tutto umanità e cuore, tutto prospettiva di luce pur nell' incalzare impietoso degli smarrimenti e delle delusioni, delle attese senza nome, dei tremori che assediano la coscienza. I pastelli di Fortunato. Ancora una pittura per l'uomo che non vuole lasciarsi morire, durante questa cinerea notte del consumismo, nei deserti dell'indifferenza.
Renato Civello