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D Il tuo libro "Il corpo postorganico" era sulla performance, perchè hai scelto di indagare proprio questo linguaggio artistico? 

R iniziata negli anni '60, legata al fenomeno della body art, la performance vedevo che si era allargata fino ai giorni nostri, usufruendo anche di mezzi linguistici come quelli tecnologici degli anni presenti e inoltre vedevo che si collegava a tutto l'aspetto medico, biomedico, ed era proprio questo discorso sul corpo in costruzione, sul corpo che si ridefinisce, quindi sulla soggettività, che mi interessava.L'altro aspetto entusiasmante era che le esperienze bodiste erano legate al linguaggio teatrale, mi riferisco a tutto il teatro di ricerca, dal Living Theatre al Bread & Puppet e al linguaggio artistico di Artaud, oltre naturalmente alle contaminazioni a livello psicoanalitico, penso agli azionisti viennesi degli anni '60..... 

D Ti riferisci al tentativo di far emergere quelle pulsioni che in un certo senso venivano rimosse, in quegli anni così intensamente sentito e legato agli intenti liberatori delle contestazioni giovanili, di ritorno alla propria corporeità ,di guida del sè e che erano agìti anche nei contesti teatrali...? 

R Si... la cosa fondamentale che è successa negli anni '60 con la body art, con la performance in particolare, è che l'attenzione si è spostata dall'oggetto al soggetto e quindi per la prima volta ciò che l'arte investiva non era più qualcosa di oggettivo, realizzato manualmente, ma investiva veramente l'identità, il leib , il corpo come soggetto...... 
 

D Il tema dell'identità fluida intesa come percorso, presente anche nel transgenderismo in riferimento per esempio al ''passaggio'' uomo-donna, è quanto viene affrontato dal lavoro di Orlan attraverso una trasformazione dei dati anatomici.... 

 
 

R L'aspetto interessante è proprio  
la capacità di potersi trasformare in altro e di assemblare nella unicità della sua identità, più aspetti dell'essere. La postumanità è proprio questo, accettare che l'essere umano è fatto di più componenti e che non c'è un concetto standard, fisso, di identità o di caratteristiche che fanno l'identità maschile o femminile ma che sono concetti in continua mutazione.(Anche Jana Sterbak o Janine Antoni o molti artisti cosiddetti del posthuman hanno lavorato, lavorano, sulla moltiplicazione dell'identità o tutti coloro che hanno lavorato sul travestitismo come Katarina Siverding...) Orlan ha inoltre rovesciato una tecnica di trasformazione della propria naturalità come la chirurgia estetica, inventandosi un archetipo, un concetto di bellezza totalmente suo e disomologante. E' uscita dagli stereotipi femminili creati dal desiderio maschile, non c'è adesso in natura nessuno che nasce con due protuberanze sulle tempie.