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D L'utilizzo della tecnologia caratterizza anche il lavoro di Stelarc, che rispetto al concetto di corpo prostetico di Orlan, elabora quello di cybercorpo  

R Si, il cybercorpo è un corpo che si potenzia, mentre la carne ibridata a protesi è un corpo mancante che ha bisogno di qualcosa che riempia quella mancanza. La performance "The third hand" di Stelarc, rappresenta la capacità di esplicare delle funzioni naturali come quella dello scrivere, attraverso un elemento che è altro, si tratta infatti di un arto artificiale che viene attaccato al braccio del performer attraverso una serie di sensori, ma questa cybercorporeità è di transito, nel momento in cui Stelarc non indossa più la terza mano, ritorna ad essere un corpo.  

 
 

D Il suggerimento dei performers sembra essere quello di un'evoluzione umana che passa necessariamente attraverso dei sistemi che alcuni definiscono ''innaturali''. Cosa ne pensi a riguardo?  

R Credo che proprio il concetto di naturale si sia trasformato.  
In realtà il corpo si è sempre andato denaturalizzando, se per natura noi intendiamo i dati che assumiamo dalla nascita. Fin dai secoli passati il corpo ha sempre avuto bisogno per una funzionalità maggiore di avere dei supporti artificiali come gli occhiali per consentire di vedere meglio. Mi sembra che la naturalità vecchia sia fatta anche di una parte di artificialità che si è intessuta all'interno della nostra corporeità, da non poterne fare a meno; il silicone che ridisegna i dati anatomici o le semplici lenti a contatto, il by pass , oramai fanno parte della naturalità, della propria corporeità. Natura e artificio hanno sempre convissuto, inoltre la nostra carne diventa più carnale perchè ci sono le protesi che la fanno diventare più carnale e grazie alle protesi possiamo esplicare una corporeità maggiore. 

D Negli anni presenti questo processo sembra aver avuto un'accelerazione o forse solo adesso ne stiamo prendendo coscienza perchè gli artisti hanno riportato l'attenzione su questo cambiamento del territorio della corporeità, e in alcuni casi lo hanno fatto in modo sensazionalistico  

R la corporeità è senza dubbio cambiata, lo è anche la ruolizzazione dei generi, perchè è cambiata la sensibilità nostra, contemporanea, che è più vicina a uno stato di riprogettazione del soggetto. Secondo me la dimensione della postumanità rappresentava la capacità del soggetto di porsi delle domande su se stesso ma facendosele si frammentava , non aveva più le certezze passate. Quello che il postorganico stà affermando è un progetto di ricomposizione grazie anche alla tecnologia ma anche grazie a una grande riflessione che il soggetto stà facendo su se stesso e dopo questa grande crisi, secondo me avverrà un rafforzamento della propria soggettività e fino a quando non ci sarà questa ricomposizione, non ci sarà mutazione. 
 

D Questo viaggio di esplorazione e ridefinizione del territorio della corporeità ha determinato anche una diversa fenomenologia del piacere, dalla cinematografia di Cronemberg si evince in parte questo aspetto. Inoltre tu citi spesso Perniola...  

R Senza dubbio il sentire contemporaneo ha trasformato anche la soglia del piacere. E' ne " Il sex appeal dell'inorganico" che Perniola afferma che nella nostra contemporaneità , l'attenzione del piacere si è spostata verso qualcosa di inorganico. Siamo di fronte ad un piacere non orgasmatico ma ad un piacere tattile verso il sintetico, è l'oggetto che ti rende piacere, una performance, un vestito, un film. Nella performance "Epizoo", il corpo di Marcel Li Antunez Roca è collegato ad un computer attraverso un' apparecchiatura di tubi e ganci indossati come un vestito. Il fruitore, cliccando su una zona del corpo del performer che appare sul monitor, per esempio sui pettorali, provoca il loro movimento e tutta questa agitazione muscolare che Marcel Li ha grazie a te, gli reca sia sofferenza che piacere, dunque l'idea era di sconfinare tra piacere e dolore, ma in maniera molto ludica in quanto il meccanismo è quello del videogioco...  

D Legata alla tematica della corporeità c'è quella dell'apparente. Jana Sterbak ha cercato di far riflettere su questo aspetto attraverso la realizzazione di ''vestiti'' molto singolari, alla personale dell'artista alla Serpentine Gallery di Londra era esposta una tunica femminile di una leggerezza estrema, ondeggiante e oscillante nella sua trasparenza di bozzolo da cui fuoriuscivano, nell'area dei seni, ispidi peli ironici...  

R nei suoi vestiti il tema dominante e' quello di far incontrare la parte seduttiva che c'è nel discorso dell'apparente e la parte repulsiva. In "Flesh Dress" per esempio affronta un tema già portato avanti nel '700 , quello della vanitas, del disfacimento della carne. L'oggetto che diviene emblematico è il vestito di carne non fresco, quello già putrefatto, intorno al quale c'è tutta una riflessione su che cos'è la vita, il processo di cambiamento e di trasformazione della nostra esistenza, dalla giovinezza alla vecchiaia, dalla vita alla morte. Il tema di ciò che è seduttivo o che si propone come tale ma che non lo è , anzi diviene un elemento di allontanamento, è elaborato chiaramente nel vestito elettrico che attrae formalmente ma è alienante perchè nessuno può toccarlo, se lo si fa si prendono delle scariche elettriche, è inoltre realizzato in rete metallica quindi è come se fosse una cortina di ferro che si frappone fra te e l'altro....