D quindi il tema della barriera... R Un pò tutti i suoi lavori sono legati a questa tematica del confine, anche nella perfomance "Dèfence" in cui il personaggio femminile stà dentro un vestito meraviglioso che la ostruisce agli altri ed è circondata appunto da una barriera, protetta da cani da guardia. Dunque il tema di non riuscire a rapportarsi agli altri e il vestito è utilizzato come difesa. D Questo aspetto del disagio sentito dall'identità femminile è affrontato anche da altre performers....penso al lavoro di Janine Antoni sulla componente psicopatologica femminile R Il pensiero radicale nell'arte fin dagli anni '70 è espresso soprattutto da donne, non è un caso io credo che più il disagio e la sofferenza sono grandi più si ha la capacità di elaborare e più complessità c'è nella ricerca. Carolee Schneemann, Valie Export, l'unica azionista viennese donna che inoltre ha realizzato una serie di films d'avanguardia quindi ha utilizzato dei mezzi che erano sempre stati sperimentati dagli uomini, Anna Wilke che ha elaborato il discorso sull'identità femminile attraverso la tematica della sofferenza, infinite sono le storie di artiste che si sono soffermate proprio su questo cambiamento del ruolo femminile. Janine Antoni elabora le tematiche che in questo momento sono molto presenti nelle nuove generazioni, quelle della bulimia e dell'anoressia che non sono nate a caso ma da processi economici e culturali che richiamano la pericolosità di quanto l'industria della moda, dell'apparente, riesce a scalfire, toccare e infrangere la costruzione dell'identità. D Pur nella diversità delle
linee di ricerca che hai suggerito, quale evoluzione ulteriore pensi possa
essere perseguita all'interno del linguaggio performatico?
|
R Personalmente penso che il discorso
di Stelarc andrà molto avanti anche perchè è una ricerca
tecnoscientifica e quindi ha parecchie strade da seguire, non saprei che
cosa possano fare gli altri. Hanno comunque operato una grande rottura
nel linguaggio artistico perchè è ritornato l'interesse per
il corpo, è ritornata la riflessione, purtroppo è stato attraversato
da fenomeni di sensazionalismo, di moda, di tendenza, però si è
creato un grande dibattito e dunque una grande apertura ed interesse a
conoscere quello che è stato negli anni '70. Quelli che non vedo
molto bene sono i performers più spettacolari, il discorso sullo
shock , quello è già bruciato, è un discorso forse
già metabolizzato.Il discorso degli anni '70 no perchè implica
talmente tanti aspetti da quello psicoanalitico a quello psicologico antropologico
che comunque va ancora indagato.
D è come se vedessi la possibilità di andare a ripescare una serie di suggestioni di nuovo nell'ambito delle azioni dei bodisti degli anni '70, in un grande bacino.... R Io ho fatto veramente un lavoro di ripescaggio di alcune figure che erano state completamente emarginate.I bodisti volevano creare tensione sull'effimero su qualcosa che non producesse merce, e tiravano fuori una serie di pulsioni devastanti del nostro intimo che venivano in genere rimosse. Questo determinò una chiusura rispetto a questi artisti , invece adesso vedo che c'è una grande attenzione verso il loro lavoro, di Chris Burden per esempio, Carolee Schneemann... penso che la performance è un linguaggio artistico che entra dentro e che ha bisogno di molto tempo per essere metabolizzato da chi lo vede ed è un lavoro che esercita una grande tensione soprattutto nel fruitore. L'artista facendo un'azione si liberava di certe pulsioni inconsce, c'era un meccanismo catartico, invece di rimbalzo nel fruitore si sedimentavano e per quanto queste azioni fossero scioccanti entravano dentro e forse trent'anni dopo sono servite a qualcosa. Tra i contemporanei Orlan ha questa capacità di rimetterti nel meccanismo del dolore perchè mentre in televisione vediamo le stragi, corpi sezionati ma che ti passano tra una passerella di moda e uno spot pubblicitario senza darti un grande shock, ciò che invece un lavoro performatico fa, ma anche un lavoro estremo come quello di Andres Serrano con il suo ciclo fotografico sui cadaveri, è che ti mette in faccia davanti alla morte violenta, ti catalizza tutta l'attenzione, tutta la tua emotività , mettendoti in moto una serie di meccanismi che tu poi rielabori ma col tempo... D vuoi dire che ti riattiva la sensibilità? R Si, è un lavoro che ti riattiva la sensibilità. D è questo un pò lo scopo delle loro performances? R Si anche questo, non certo quello di presentare un oggetto bello o scioccante di per se. Ho avuto modo di vedere che per esempio davanti alle videooperazioni di Orlan alcune persone sono svenute. Davanti al sangue non sono riuscite a rapportarsi, generalmente si tratta di uomini perchè hanno col sangue un rapporto non risolto mentre per le donne è più naturale, quindi da questo punto di vista la performance è un lavoro terapeutico più per il fruitore che per l'artista. IL CORPO POSTORGANICO,GE,COSTA&NOLAN,1996
|